Ci vuole una scienza

Miliardi di persone e un brevetto in meno per dimagrire

27 marzo 2026
Farmaci generici, blocco di Internet e bucati green

L'episodio esplora l'imminente disponibilità di farmaci generici per il dimagrimento in alcuni mercati globali, analizzando le complessità dei brevetti e le strategie delle case farmaceutiche. Si approfondisce poi il tema del blocco di Internet, spiegando i meccanismi tecnici e le implicazioni sociali ed economiche, con un focus sulla situazione in Iran. Infine, viene esaminata criticamente una notizia su un innovativo spray per il bucato.

Argomento Sotto-sezione Trascrizione
Farmaci generici per il dimagrimento e brevetti Semaglutide, brevetti, accesso globale
L'episodio discute la rivoluzione dei farmaci agonisti del recettore GLP-1, come Ozempic e Wegovy, nel trattamento dell'obesità, evidenziando le raccomandazioni dell'OMS e gli elevati costi attuali. Si annuncia l'imminente scadenza dei brevetti per il semaglutide in diversi mercati chiave, che promette di rendere questi trattamenti molto più accessibili grazie ai generici. Vengono esaminate le complesse normative sui brevetti che ritardano l'arrivo dei generici in Europa e negli Stati Uniti, e le strategie delle aziende farmaceutiche per mantenere il monopolio. La discussione include casi studio di paesi come India, Cina e Canada, dove l'accesso ai generici è più rapido. Si conclude riflettendo su come la proprietà intellettuale influenzi l'accesso globale all'innovazione medica e le nuove dinamiche di mercato.
La rivoluzione dei farmaci GLP-1 e i loro costi
L'episodio introduce i temi della puntata: farmaci per il dimagrimento generici, blocco di Internet e detersivi avveniristici. Si approfondisce poi la rivoluzione dei farmaci agonisti del recettore GLP-1 (Ozempic, Wegovy) nel trattamento dell'obesità, con l'OMS che per la prima volta li raccomanda. Nonostante la loro efficacia, i costi elevati limitano l'accesso, specialmente per chi ne avrebbe più bisogno a causa delle condizioni socio-economiche.
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E parliamo di farmaci per il dimagrimento che diventano generici, di come si blocca Internet in un Paese e di avveniristici detersivi. Io sono Beatrice Mautino. E io sono Emanuele Menietti e questo podcast del Post si chiama Ci vuole una scienza. Noi abbiamo parlato spesso dei farmaci per il dimagrimento, i cosiddetti agonisti del recettore per il GLP-1, parenti dello Ozempic, che è stato il primo a essere utilizzato a questo scopo ed è rimasto il più famoso, nonostante poi oggi si usi solo per la cura del diabete e ci sia la versione simile chiamata Wegovy con un dosaggio proprio specifico per il dimagrimento. E vi abbiamo parlato di questi farmaci perché rappresentano davvero una rivoluzione nel mondo del trattamento dell'obesità. Abbiamo seguito quindi il loro sviluppo fin dagli inizi e il vantaggio è che di avere ormai quattro anni di puntate alle spalle, quindi trovate in archivio diverse puntate che ne parlavano, e poi man mano che emergevano nuovi dati, diventava anche sempre più evidente la loro importanza, in generale anche per la società. E proprio lo scorso febbraio il Journal of Medical Association, il JAMA, ha pubblicato le linee guida per il trattamento dell'obesità elaborate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, l'OMS, a fine del 2025. Per la prima volta la terapia che l'OMS raccomanda per le persone adulte, a esclusione delle donne in gravidanza, si basa proprio su questi farmaci che, a differenza di tutte le strategie adottate finora, hanno dimostrato di funzionare e di funzionare bene. E sì, decisamente. Certo, poi c'è un problema e quel problema è che costano e costano davvero tanto. Parliamo di qualche centinaio di euro al mese qui in Italia, con prezzi simili negli altri paesi europei e negli Stati Uniti. Poi lì è tutto più complicato, ci sono sovvenzioni, assicurazioni, insomma, è ancora più articolata la questione. Costi comunque che, come vi abbiamo detto più volte, limitano l'accesso al trattamento proprio a chi ne avrebbe più bisogno, visto che sappiamo che l'obesità è una malattia multifattoriale, legata anche alle condizioni socio-economiche. Proprio su questo vi lasciamo una puntata che era dedicata proprio a questo aspetto, poi legato all'obesità.

L'arrivo dei generici e l'impatto globale
La scadenza dei brevetti per il semaglutide nel 2026 aprirà la strada ai farmaci generici in mercati chiave come Cina, Canada, Brasile, Turchia e Sudafrica, interessando il 40% della popolazione mondiale. Questa disponibilità economica promette di aumentare significativamente l'accesso a terapie efficaci non solo per la perdita di peso, ma anche per la prevenzione di gravi patologie, con stime di prezzi che potrebbero scendere drasticamente. Ciò rappresenta una speranza per la sanità pubblica, potendo rendere la cura dell'obesità un pilastro della prevenzione.
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Abbiamo deciso di tornare su questo argomento perché in questi giorni è arrivata una notizia che era sì attesa, anche qui l'avevamo annunciata nelle puntate precedenti, ma che merita comunque di essere spiegata per bene, vista la portata. Il farmaco dimagrante commercializzato con i nomi commerciali di Ozempic e Wegovy, proprio dell'azienda danese Novo Nordisk, sarà presto disponibile in versione generica in diversi mercati chiave, tra cui Cina, Canada, Brasile, Turchia e Sudafrica. È una novità che interessa circa il 40% della popolazione mondiale, quindi ovviamente è una notizia di enorme portata, considerata anche la diffusione capillare e rapidissima che questi medicinali hanno avuto negli ultimi anni, no? Come dicevamo. La scadenza dei brevetti per il semaglutide nel 2026 non rappresenta soltanto un passaggio legale burocratico, perché l'ingresso dei generici promette di trasformare radicalmente l'accesso a questo tipo di cure, specialmente nei paesi dove l'assistenza sanitaria dipende dalle spese dirette dei pazienti. E sebbene Novo Nordisk e poi anche la sua concorrente Eli Lilly abbiano generato vendite record in tutto il mondo (Eli Lilly con un farmaco simile, ma ovviamente un principio attivo diverso), beh, l'accesso a queste terapie è stato finora estremamente limitato a causa proprio dei costi elevati a cui accennavamo anche prima. La disponibilità di versione economica, grazie ai generici, promette di aumentare significativamente il numero di pazienti che potranno essere trattati con questi farmaci e che si sono dimostrati efficaci non solo poi nella perdita di peso, ma anche nella prevenzione di patologie gravi come infarti e ictus. I nuovi mercati per i farmaci generici sono enormi, infatti se mettiamo insieme India e Cina già da sole, beh, queste ospitano oltre 800 milioni di adulti con obesità o sovrappeso e più di 360 milioni con diagnosi di diabete. E in questi due paesi la fine, in sostanza, di questo regime di monopolio potrebbe garantire l'accesso al semaglutide a prezzi accessibili a circa, potenzialmente, 3 miliardi di persone che sono, appunto, gli abitanti di quei due paesi messi insieme. Secondo le stime, entro la fine del 2026, quindi di quest'anno, almeno un terzo della popolazione obesa mondiale risiederà in nazioni dove il farmaco sarà diventato off patent, che è proprio il modo che si usa per definire un farmaco che è ormai privo di protezione brevettuale, quindi si possono fare i generici. Le aziende produttrici di questi farmaci generici non hanno ancora ufficializzato i loro listini, però le previsioni degli analisti indicano una trasformazione davvero radicale del mercato, con l'ingresso di tutti questi competitor i prezzi potrebbero scendere fino a circa 15 $ al mese, dalle centinaia di cui di cui vi parlavamo, alcuni addirittura stimano che si arrivi a un costo vivo a paziente che potrebbe ridursi a soli 3 $, però, ecco, qui siamo nel nell'ambito davvero delle previsioni, forse anche un po' un po' esagerate. Sta di fatto che una riduzione drastica dei costi di questa portata rappresenta una speranza per gli esperti di sanità pubblica, perché se questa concorrenza riuscirà a comprimere i prezzi in modo significativo, i sistemi sanitari nazionali potrebbero finalmente decidere di coprire interamente le spese per i propri cittadini, rendendo la cura dell'obesità un pilastro della prevenzione pubblica. E questo, aggiungiamo, potrebbe avere delle conseguenze anche sul prezzo e sull'accesso a questi farmaci anche qui da noi, dove i generici, insomma, sono ancora lontani dal dall'essere una possibilità concreta.

Le complessità dei brevetti in Europa e Stati Uniti
In Europa e negli Stati Uniti, l'accesso ai generici del semaglutide sarà ritardato fino al 2030 o addirittura al 2040. Questo è dovuto a estensioni brevettuali speciali concesse per incentivare l'innovazione e a brevetti secondari che proteggono formulazioni specifiche, dosaggi o dispositivi di somministrazione, come le "penne" per iniezione usate da Ozempic e Wegovy. Tali complessità rendono l'ingresso dei generici molto più difficile e prolungato rispetto ad altri mercati.
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E sì, anche perché queste variazioni di prezzo potrebbero far sì che i governi in Europa, oppure negli Stati Uniti, concordino con le aziende che invece hanno quelli di marca, i prodotti di marca, a magari avere degli sconti visto che sarebbero in difficoltà a piazzare più facilmente i loro. Insomma, il mercato del farmaco è sempre molto complesso e vi diciamo questa cosa perché dalle nostre parti effettivamente le cose andranno diversamente rispetto a cosa abbiamo visto in Cina, in India, in Canada e in altri paesi. In Europa e negli Stati Uniti, infatti, il semaglutide non sarà accessibile in versione economica, in versione generica prima del 2030 e questo ritardo è dovuto a delle tutele normative che sono nate negli anni '80 e negli anni '90 per incoraggiare l'innovazione da parte delle aziende farmaceutiche che fanno ricerca, estendendo poi la loro possibilità di monopolio per compensare i lunghi tempi, appunto, di ricerca e approvazione delle nuove molecole che poi vengono usate nei farmaci. Sebbene un brevetto, infatti, abbia una validità media di 20 anni, il conto alla rovescia inizia nel momento in cui viene depositata la domanda per quel brevetto e spesso passano degli anni prima della messa in commercio effettiva perché si fanno tutti i test, tutte le cose, eccetera. Ci sono diverse lungaggini. Per compensare questi tempi lunghi di ricerca, di test clinici e di approvazione, appunto, le autorità statunitensi ed europee concedono delle estensioni speciali che possono aggiungere anni, in media cinque, di protezione extra a quello che c'era stato prima. Quindi gli si dice "Ti riconosciamo quel ritardo e tu puoi mantenere il monopolio". E poi c'è un altro aspetto, perché le aziende possono proteggere i loro prodotti con degli altri brevetti che potremmo definire secondari e che riguardano delle formulazioni specifiche, dei regimi di dosaggio, oppure ancora i dispositivi di somministrazione che vengono usati. Se vi sembra tutto generico, non parliamo del farmaco, ma della definizione, magari un esempio ci può aiutare, Mautino. Esatto, partiamo proprio da Ozempic e Wegovy, che utilizzano delle penne, quindi delle siringhe fatte, appunto, a forma un po' di di penna, per le iniezioni sottocute e sono delle siringhe sofisticate, protette da brevetti che scadono però molto dopo la molecola, alcuni arrivano fino al 2038 o al 2040 negli Stati Uniti e anche qui in Europa. E quindi per entrare nel mercato senza violare questi brevetti, i produttori di generici devono o sviluppare dei dispositivi di iniezione diversi, oppure produrre delle versioni che non prevedono di essere iniettate, quindi, per esempio, delle versioni orali, superando però anche in questo caso le eventuali coperture brevettuali per le forme orali di questi farmaci che ci sono e hanno anche loro i loro tempi. Insomma, è tutto molto molto complicato. Non invidiamo chi si occupa di brevetti. Ah, no, sicuramente. Comunque, il primo brevetto di Novo Nordisk sul semaglutide, quello di base proprio per la molecola, era stato depositato il 20 marzo del 2006 e quindi la scadenza per il brevetto è stata fissata al 20 marzo del 2026. E nei paesi che abbiamo citato all'inizio, quindi Cina, India, Brasile, Turchia e Sudafrica, questo basta per liberare la molecola e consentire ad altre aziende di produrre i medicinali. Il Canada aveva seguito un percorso un po' diverso, arrivando alla scadenza già a inizio anno, però, diciamo che la sostanza è un po' quella. Eh, sì, e negli Stati Uniti e in Europa si aggiungono da una parte l'estensione extra della durata del brevetto che, come abbiamo visto, sposta l'ingresso dei generici a non prima del 2031 e dall'altra si aggiungono i diritti secondari che coprono formulazioni e dispositivi, rendendo comunque l'ingresso dei generici molto complicato, si stima almeno fino al 2040.

Casi studio: India, Cina e Canada
L'India è un esempio di come l'assenza di estensioni brevettuali abbia permesso l'immediato lancio di generici a prezzi drasticamente ridotti, rendendo la cura accessibile a milioni. In Cina, nonostante una disputa legale, il mercato si prepara a un'invasione di generici da parte di numerose aziende nazionali. Il Canada, caso atipico tra i G7, vedrà l'arrivo dei generici già nel 2026, riducendo i costi e potenzialmente spingendo i pazienti statunitensi a cercare importazioni.
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Se invece ci spostiamo di nuovo in quei paesi dove il brevetto è già scaduto e quindi si possono già fare i generici, ci sono delle cose interessanti e l'India è forse il paese ideale da osservare per capire poi anche queste dinamiche di transizione post brevetto. L'assenza di estensioni brevettuali ha permesso alle grandi aziende farmaceutiche locali di preparare il lancio di versioni generiche fin dal primo giorno, fin dal momento in cui c'era quella scadenza lì. E l'impatto economico è radicale, mentre le terapie originali, quindi quelle con il farmaco di marca, costavano tra 8.800 e 16.400 rupie al mese, quindi parliamo di 90-150 euro, che per l'India sono tantissimi soldi, i generici sono entrati nel mercato a prezzi più che dimezzati, compresi tra 3.000 e 4.000 rupie, quindi circa 30-40 euro. Sono ancora cari, però capite che c'è una bella differenza. Un'azienda che si chiama Natco Pharma, indiana, ha persino introdotto una versione in flaconcino multidose a circa 1.290 rupie al mese, che sono poco più di 10 euro, rendendo la cura accessibile, potenzialmente, a milioni di persone. In Cina, il semaglutide è stato al centro di una delle dispute sulla proprietà intellettuale più accese degli ultimi anni. Inizialmente l'Ufficio Brevetti Cinese aveva invalidato il brevetto di Novo Nordisk. Poi nel dicembre del 2025 la Corte Suprema del Popolo ha ribaltato la decisione, confermando la validità del brevetto fino alla sua scadenza naturale il 20 marzo del 2026. Nonostante questa vittoria legale, arrivata un po' all'ultimo minuto, il mercato cinese si sta preparando a una invasione di generici. Ci sono almeno 15 aziende nazionali in fase avanzata di sviluppo, con nove candidati focalizzati in maniera specifica sull'obesità. La fine del brevetto in Cina è di importanza, insomma, vitale, visto che circa un quarto della popolazione mondiale con obesità, come vi dicevamo prima, risiede proprio tra India e Cina. E visto che non lo sentiamo dire spesso, ricordiamoci anche che tantissimi dei farmaci che consumiamo qua sono prodotti in India e in Cina per conto delle aziende farmaceutiche occidentali, la loro produzione è spesso in quei paesi, quindi non è così strano che entrambi siano molto sul pezzo su queste cose. Il Canada, invece, se ci rispostiamo in Occidente, rappresenta un caso atipico, lo stavo accennando anche prima Mautino, tra almeno quelli dei paesi dei G7, quindi quelli in cui i brevetti dovrebbero funzionare in un certo modo. Infatti, a causa di una gestione meno aggressiva del portafoglio brevetti e del mancato pagamento di alcune tasse di mantenimento, l'esclusività sui dati per il semaglutide è scaduta un po' prima di marzo, cioè il 4 gennaio del 2026. Le autorità sanitarie canadesi stanno già esaminando numerose richieste di produttori di generici e si prevede che il semaglutide generico possa raggiungere il mercato canadese già nel secondo trimestre del 2026, riducendo i costi annuali da circa 5.000 $ a cifre significativamente inferiori. E questa situazione potrebbe spingere poi molti pazienti statunitensi, magari a cercare di importare il farmaco dalle farmacie canadesi, politiche sanitarie degli Stati Uniti permettendo, che, come abbiamo visto, cambiano dall'oggi al domani. Eh, vabbè. Però magari ti fai una bella gita in un parco nazionale, carichi Contra, carichi il baule. Contrabando di semaglutide.

Sfide e strategie di Novo Nordisk e il futuro dell'accesso medico
La scadenza dei brevetti rappresenta una sfida per Novo Nordisk, che deve affrontare l'erosione della quota di mercato e la concorrenza di Eli Lilly. L'azienda risponde con azioni legali, lo sviluppo di prodotti di nuova generazione (come Wegovy HD) e terapie combinate con brevetti estesi fino al 2040, oltre a lanciare marchi autorizzati a prezzi più bassi. La vicenda evidenzia come la proprietà intellettuale determini l'accesso globale all'innovazione medica, con un cambiamento di paradigma nei mercati emergenti.
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Comunque, la scadenza dei brevetti rappresenta una sfida decisamente senza precedenti per Novo Nordisk. Le azioni avevano raggiunto dei livelli abbastanza stellari e poi però hanno risentito della concorrenza globale. Sebbene l'azienda danese fosse la società quotata di maggior valore in Europa a metà del 2024, oggi deve affrontare un po' l'erosione della propria quota di mercato, perché la rivale statunitense Eli Lilly mantiene una posizione di forza, prevedendo, tra l'altro, di conservare la protezione brevettuale per i suoi farmaci, che sono nel caso specifico il Monjarro e lo Zepbound per almeno un altro decennio nella maggior parte dei mercati principali. Quindi, insomma, i rapporti tra le due probabilmente cambieranno ancora. Eh, sì, sicuramente. Infatti, poi nel tentativo di preservare un minimo di monopolio, Novo Nordisk ha intrapreso delle azioni legali in India, in Cina e in Brasile e l'azienda sta anche spostando il focus verso prodotti di nuova generazione, come quello che definisce il Wegovy HD, che offre una perdita di peso superiore fino al 21% rispetto alla dose standard, o anche terapie combinate, quindi formulazioni di principi attivi, molecole diverse, che godono di protezioni brevettuali estese fino al 2040. Tra l'altro, poi, mercati come l'India e il Canada, Novo Nordisk ha adottato la tattica di lanciare dei marchi autorizzati a prezzi più bassi per competere direttamente con le aziende locali. Una cosa che fanno spesso le aziende farmaceutiche quando scadono i loro brevetti, anche se poi bisogna dire che spesso c'è chi vuole quello di marca, perché si fida di più, ha quella percezione lì. Ah, certo. E tra l'altro, leggevo che in India Eli Lilly ha investito in campagne pubblicitarie coinvolgendo gli attori di Bollywood, quindi facendo proprio delle produzioni di quel tipo. Per cui, insomma, è un mercato molto interessante da un punto di vista economico e quindi sono tutti abbastanza agguerriti. La situazione dei brevetti del semaglutide è probabilmente un esempio di quelli che si dice, no? Magistrali di come la proprietà intellettuale determini poi il ritmo dell'accesso globale all'innovazione medica. Le strategie che proteggono i profitti delle aziende farmaceutiche negli Stati Uniti e in Europa sono state ideate e avviate in un periodo in cui il mondo era molto diverso da quello attuale, si poteva pensare che il blocco dei paesi cosiddetti più sviluppati avrebbe rappresentato il mercato maggiore. Oggi le cose sono molto diverse, la scadenza naturale dei brevetti in quelle nazioni che una volta erano in via di sviluppo e però poi oggi guidano buona parte dei mercati, sta aprendo una nuova via. Ne abbiamo viste con l'energia, con le materie prime, insomma, con l'elettrico, no? Le energie rinnovabili e adesso abbiamo una nuova via anche al trattamento delle malattie.

Il blocco di Internet e le sue implicazioni Censura digitale, Iran, infrastruttura web
L'episodio analizza il fenomeno del blocco di Internet, prendendo spunto dalla situazione in Iran, dove la connessione è stata interrotta per un mese. Viene spiegato come, nonostante l'apparente immaterialità, Internet si basi su un'infrastruttura fisica controllabile. Vengono descritti i vari metodi tecnici per bloccare o limitare l'accesso alla rete, dal controllo degli ISP all'intervento su protocolli chiave come BGP e DNS, fino al rallentamento del traffico. Si conclude riflettendo sulla fragilità della libertà digitale e sulle pesanti ripercussioni sociali ed economiche di tali blocchi.
L'Internet come connessione straordinaria e la situazione in Iran
Partendo da un aneddoto personale sulla videochiamata in movimento, si riflette sulla straordinarietà della connessione Internet, spesso data per scontata. Si introduce poi il tema del blocco di Internet in Iran, dove il regime ha interrotto le comunicazioni per un mese, impedendo l'informazione e l'organizzazione della resistenza, ufficialmente per motivi di sicurezza nazionale ma in realtà per controllo sulla popolazione.
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Dovete sapere che la preparazione di questa puntata di Ci vuole una scienza è iniziata con Mautino su un pianerottolo. Eh vabbè, ma Menietti, ti vuoi vendicare del mio dietro le quinte della settimana scorsa su Goddard? Godard? Dai. No, no, allora, non conosco vendetta, però dicevo che è iniziato tutto su un pianerottolo perché Mautino, tanto per cambiare, doveva andare a prendere un treno e quindi abbiamo fatto una videochiamata mentre a passo sabaudo andava verso la stazione. Sì, ero forse più di corsa che passo sabaudo. Comunque, andiamo al dunque. Va bene, allora, il dunque è che ci sembrava la cosa più normale del mondo che una persona guardasse dentro il suo telefono, per giunta senza fili, per vederne un'altra quasi 200 chilometri di distanza, mentre stava camminando per strada. Ed è raro che ci pensiamo, probabilmente è anche un bene così, però se ci soffermiamo un attimo è davvero sorprendente tutto questo. Beh, soprattutto se rischi di perdere il treno perché sei presa a discutere con con Menietti che vuole infilare i razzi dappertutto. Comunque, è vero, è una cosa a cui non pensiamo. Tra l'altro, poi, ho fatto una videochiamata subito dopo mentre viaggiavo in treno a 300 chilometri all'ora proprio sulle rotaie tra tra Torino e Milano. Non a caso, tra l'altro, parlando di treni, ci accorgiamo di quanto sia straordinaria questa cosa del collegamento quando non funziona. Quindi se non c'è campo, se si rompe la connessione a casa o sul treno, insomma, quando non c'è Internet, insomma, come come si dice. E ragionando su queste cose siamo arrivati insieme ad un'altra riflessione legata poi fortemente all'attualità. Eh sì, perché c'è un posto dove sostanzialmente Internet non c'è da ormai un mese e quel posto è l'Iran e la mancanza di connessioni imposta dal regime sta impedendo a milioni di persone di informarsi, di tenersi in contatto e poi, ovviamente, anche di organizzare eventuali forme di resistenza che sono anche riprese molto duramente dal regime. Il regime iraniano dice di aver bloccato Internet per motivi di sicurezza nazionale, perché sostiene che la rete potrebbe essere sfruttata da Israele e dagli Stati Uniti per informarsi meglio sui luoghi da bombardare, ma è ormai evidente che il blocco è stato imposto per esercitare un forte controllo sulla popolazione. Salvo rare eccezioni, ci si può informare solo dai canali ufficiali del regime, come la televisione, le agenzie di stampa di stato, mentre è praticamente impossibile avere fonti di informazione indipendenti. Se vi ricordate, era già successo a gennaio, quando le manifestazioni di piazza in Iran erano state represse con violenza, con l'uccisione, secondo le stime più pessimistiche, di decine di migliaia di persone. E visto che ci avete scritto in diversi chiedendoci informazioni su questo blocco di Internet, oggi proviamo a vedere che cosa significa materialmente bloccare le connessioni e isolare un paese dal più grande sistema di informazione che l'umanità abbia mai costruito nella sua storia e cercheremo di evitare troppi tecnicismi, però capire come stanno le cose aiuta anche a farsi un'idea di come funziona Internet e quanto sia veramente libero o meno l'intero sistema.

L'infrastruttura fisica di Internet e i primi livelli di blocco
Si sfata l'idea di un Internet senza confini, sottolineando l'esistenza di un'infrastruttura fisica centralizzata (cavi in fibra ottica, punti di collegamento, sistemi di smistamento dati). I governi possono intervenire a livello degli Internet Service Provider (ISP) per limitare la circolazione delle informazioni, imponendo lo spegnimento di router, la disattivazione di ripetitori cellulari o l'interruzione dei cavi internazionali, sebbene questi approcci abbiano costi sociali ed economici elevati.
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L'idea che abbiamo di Internet è sempre un po' confusa, come avviene spesso con le cose gigantesche, con ramificazioni praticamente in qualsiasi aspetto della nostra nostra vita. Pensiamo che non abbia confini, che ci sia un insieme di reti talmente interconnesse da rendere praticamente impossibile il controllo del suo funzionamento e dei dati che circolano proprio sui suoi sistemi. È vero fino a un certo punto, in realtà ogni rete ha dei propri confini su cui i governi possono intervenire per ostacolare la circolazione dei dati al suo interno o verso un'altra rete. Raccontavo proprio a Menietti che quando io sono stata in Iran molti anni fa, era il 2009, c'era una sorta di blocco all'uso di Internet da parte dei turisti, degli stranieri, insomma, di di chi non era lì e anche se ti collegavi dai dai loro computer, non potevi usare Google, non potevi usare la tua mail, insomma, era tutto molto molto complicato. Eh sì, è proprio perché alle spalle della parte più immateriale, intangibile di Internet, no, quella che vediamo su uno schermo o che magari sentiamo nelle orecchie quando ascoltiamo un podcast uno a caso, ovviamente c'è un'infrastruttura fisica che è spesso più centralizzata di quanto immaginiamo. Sotto forma di impulsi i dati passano fisicamente su dei cavi in fibra ottica, attraversano i punti di collegamento con le altre reti e vengono poi gestiti da sistemi che smistano e indirizzano i dati stessi, avvenendo tutto velocissimo e vorticosamente. Abbiamo accesso a tutto questo, di solito, grazie agli enti, alle società che fanno da Internet Service Provider, o ISP, come possono essere Fastweb o TIM, per intenderci, che paghiamo proprio per avere la possibilità di avere un accesso, sono quelli a cui paghiamo la bolletta. In molti casi basta controllare una di queste risorse per limitare la circolazione delle informazioni e censurarle. Un governo che vuole agire drasticamente può imporre lo spegnimento o la riconfigurazione dei router, cioè dei sistemi che aiutano un dispositivo a raggiungerne un altro sulla rete, oppure può andarci giù ancora più pesante e imporre la disattivazione dei ripetitori delle reti cellulari e l'interruzione dei cavi che collegano il suo paese al resto del mondo. In questo modo si può raggiungere un alto livello di isolamento, ma con forti costi sociali ed economici, ovviamente. Tra l'altro, se un governo autoritario agisce in questo modo, rischia di danneggiare perfino se stesso, perché le sue stesse strutture non possono più comunicare facilmente per organizzare la repressione. Insomma, quello che si fa di solito è usare approcci un po' meno drastici e grezzi di di questi. Per esempio, si cerca di fare in modo che dei pezzi di Internet continuino a funzionare, isolandoli però dal resto. Facendola molto semplice, si prova a fare una versione di Internet nazionale che non dà accesso al di fuori, un po', insomma, come come quando si chiudono i confini.

Il blocco tramite Border Gateway Protocol (BGP)
Uno dei metodi più efficaci per bloccare Internet è intervenire sul Border Gateway Protocol (BGP), che collega le diverse reti autonome. Attraverso un'analogia con una città e la polizia municipale che indirizza i pedoni (dati), si spiega come il blocco del BGP impedisca ai dati di trovare il percorso per raggiungere la loro destinazione, isolando di fatto una rete dal resto del mondo.
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E sì, allora qua proviamo ad andare un po' più nel dettaglio e uno dei modi, infatti, più efficaci per fare questa cosa consiste nell'intervenire su quello che si chiama Border Gateway Protocol o BGP, che, come suggerisce il nome, è un protocollo molto importante che si usa per collegare tra loro le reti che appartengono a dei sistemi autonomi. Sono tutte un po' divise e poi comunicano fra di loro grazie a questo. Ora, qui ci starebbe bene uno schemino da mostrarvi, però, come al solito, siamo un podcast e quindi ci sono solo le nostre voci e la vostra capacità di immaginare. E allora proviamo a stimolarla nel modo giusto questa immaginazione, Mautino, no? Eh, sento che sta arrivando un'analogia, preparatevi. E cos'altro? Allora, provate a immaginare Internet come una città, no? Quindi con tantissimi isolati che sono separati tra loro. Ogni isolato rappresenta un sistema autonomo. Il Border Gateway Protocol è la polizia municipale in questa nostra analogia, quindi quella cosa che permette ai pedoni, che nella nostra analogia sono i dati, di attraversare la strada e quindi di passare da un isolato all'altro. Ogni pedone non ha una mappa completa della disposizione di tutti i quartieri, cioè una mappa completa di Internet, perché sarebbe impossibile, visto che è un sistema complesso e soprattutto che è costantemente in evoluzione, perché se ne aggiungono dei pezzi e se ne tolgono degli altri. Per raggiungere l'isolato che gli interessa il pedone si affida al vigile all'incrocio a lui più vicino per essere poi indirizzato, avviando in questo modo un passaparola fra i vari vigili che alla fine permette al pedone di seguire il percorso migliore e più aggiornato per arrivare a destinazione, all'isolato dove voleva arrivare. E in questo modo, con questa richiesta di informazioni a cascata sul percorso che dai nostri smartphone possiamo poi mandare una mail, guardare qualcosa su Netflix, oppure ascoltare un podcast, come state facendo in questo momento, speriamo non siate scappati tutti, tutti con questa analogia. Questa cosa dei vigili e degli incroci mi ricorda quella puntata drammatica per noi e probabilmente anche per chi ci ascoltava su quel teorema degli incroci, dei nodi, la pizza, c'eravamo inventati un'analogia per cui ogni tanto mi sogno ancora di notte questi che portano le pizze. Comunque, se un governo decide di intervenire su questo Border Gateway Protocol lungo i confini dei suoi isolati, i pedoni non hanno più quel sistema per ottenere informazioni e non sanno, quindi, dove dirigersi per arrivare a destinazione. Il blocco di questo sistema non riguarda quindi direttamente i singoli dispositivi delle persone, cioè i telefoni, però nei fatti incide sul loro funzionamento, perché non c'è modo di instradare i dati verso dove vorrebbero. Esatto, insomma, mancano i vigili. Ovviamente, gli informatici e le informatiche in ascolto perdoneranno qualche semplificazione che abbiamo dovuto fare, ma cerchiamo di rendere l'idea. Anche i vigili urbani. Anche i vigili urbani, giusto, salutiamo anche loro.

Altri metodi di censura: DNS, ISP e rallentamento
Vengono illustrati altri metodi di censura, come il blocco del Domain Name System (DNS), paragonato a una rubrica telefonica che traduce gli indirizzi web in IP, rendendo inaccessibili o dirottando siti specifici. I governi possono anche controllare gli ISP per bloccare indirizzi IP o identificare e bloccare tipi specifici di dati (es. messaggi, video) senza accedere al contenuto. Infine, il rallentamento intenzionale delle comunicazioni può causare la perdita di dati e mascherare la censura come un semplice disservizio.
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Come speriamo comunque si sia intuito da questa nostra spiegazione, con quel tipo di intervento si può già mettere fuori uso una parte importante di Internet in una certa area geografica, però spesso poi si utilizzano anche altri sistemi, altri blocchi, come per esempio quello del Domain Name System, o DNS. E anche qua mi sa che, Mautino, va a finire con un'analogia. Infatti, il DNS è un po' come una rubrica telefonica di Internet. Questa la capiscono solo quelli con una certa età, quelli che avevano le rubriche telefoniche. Comunque, quando scrivete su un programma per navigare, per esempio www.ilpost.it, il DNS traduce quel testo in un indirizzo numerico, che è chiamato IP, che rende possibile il collegamento con il server che fa funzionare il sito del Post. Un server è un computer. Anche questo, diciamo, è un esempio un po' semplificato, perché adesso quando ci si collega ai siti si raggiungono dei sistemi più complessi, spesso fatti di più server, però, insomma, non complichiamoci la vita, immaginiamoci un computer. Allora, un governo può decidere di bloccare alcune corrispondenze all'interno di questa rubrica telefonica, rendendo, quindi, inaccessibili dei siti specifici, oppure dirottando il traffico verso altri siti. Questo è un metodo di censura economico che, però, può essere aggirato e per questo viene spesso attuato insieme ad altri sistemi, perché le vie delle censure sono infinite. Decisamente, e di solito i governi esercitano anche un forte controllo sugli ISP, quindi le aziende che danno le connessioni, come TIM e Fastweb, che citavamo prima. Possono limitare alcuni dei loro servizi, dicono alle aziende "Non fate questa cosa", oppure possono imporre che alcuni IP, gli indirizzi numerici di cui parlava Mautino, vengano bloccati in modo che i dati, in sostanza, non vengano indirizzati verso di loro e quindi vengono poi a un certo punto scartati perché non sono più raggiungibili quegli IP. Spesso più siti e servizi condividono, tra l'altro, lo stesso IP, quindi anche in questo caso la censura è grossolana e può finire che per bloccare un sito, se ne bloccano altre centinaia. E poi c'è ancora un'altra via che passa, invece, per l'identificazione del tipo di dati che stanno circolando sulla rete, sempre con l'obiettivo di bloccarli e non è detto che si acceda direttamente ai loro contenuti. Quindi non è che vedono i messaggi, non vedono le cose che ci scriviamo, ma si identificano degli andamenti particolari che possono far capire se quel tipo di dati è riferito a un sistema di messaggi, come per esempio WhatsApp, oppure è riferito a un sistema per vedersi dei video, come YouTube. Adesso propongo io una un'analogia, è un po' come essere alla dogana. Ah, sentiamo. In condizioni normali, l'agente dà un'occhiata un po' all'esterno della macchina che magari sta cercando di passare, finisce lì, insomma, ti guarda e vai. Se invece l'ispezione è più severa, si controlla anche il modo in cui l'automobile viaggia, quando magari sembra un po' più carica in base alle sospensioni, quindi, insomma, c'è un'analisi un po' più approfondita. Anche se non apri il bagagliaio, diciamo che un'idea te la puoi fare, no? Esatto, e poi puoi bloccarla e intervenire su quello. E poi infine c'è ancora un modo per esercitare forme di censura e consiste nell'ostacolare le comunicazioni rallentandole il più possibile. Se il ritardo nello scambio dei dati è molto molto lungo, diventa più probabile che i pacchetti di dati stessi si perdano per strada e quindi non funzionino i siti, le mail, i servizi collegati a Internet in generale. E spesso questo approccio viene spacciato anche come un banale disservizio, in modo da mascherare le attività di censura che in realtà sta svolgendo un certo governo. Un po' come quando c'è il POS rotto, che è sempre un disservizio.

Conseguenze dei blocchi e la fragilità della libertà digitale
I blocchi massicci di Internet hanno pesanti ripercussioni economiche e sociali, spingendo i governi autoritari a preferire "blocchi soft" che limitano l'accesso a siti specifici. La situazione in Iran, con un blocco quasi totale e il controllo sulle connessioni satellitari come Starlink, dimostra la fragilità della libertà digitale. Le informazioni che arrivano dal paese sono fortemente controllate, e la popolazione ha difficoltà a comunicare, evidenziando come Internet, pur sembrando un "cielo aperto", sia in realtà vulnerabile a interventi esterni.
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Comunque, come avrete intuito, al di là dei tecnicismi, gli approcci possono variare molto e di solito se ne usano diversi in parallelo. Più il blocco è massiccio e pervasivo, più sono gli effetti, non solo per quanto riguarda la libera circolazione delle informazioni. Pensate a quante cose passano ormai per Internet, dalla gestione dei nostri conti in banca alla possibilità di accedere alla pubblica amministrazione, passando per i dispositivi smart che abbiamo in casa. Un blocco eccessivo può avere pesanti ripercussioni economiche e per questo da diverso tempo i governi autoritari applicano blocchi un po' più soft, diciamo, limitando l'accesso a siti e servizi specifici. È una cosa che succede ormai da anni in Cina, anche se molte limitazioni sono aggirabili, almeno in parte, con le VPN, quindi quei sistemi che permettono di mascherare il vero luogo da cui ci si collega con il proprio dispositivo. Anche l'Iran negli ultimi anni aveva sviluppato una sorta di propria Internet nazionale, lo accennavamo prima, accessibile per gestire i servizi essenziali, diffondere l'informazione controllata, ovviamente, dal regime e poi a seconda dei momenti le limitazioni erano più o meno marcate e in alcuni periodi era possibile addirittura accedere ai servizi esteri, a cominciare dai social network, non è un periodo che è durato tantissimo. Ora, invece, secondo diversi analisti, il blocco è pressoché totale e riguarda anche poi uno stretto controllo sulle connessioni satellitari, come quelle di Starlink, che finora avevamo lasciato da parte. Starlink, ve lo abbiamo raccontato anche in diverse altre puntate, funziona con una piccola antenna che riceve i segnali dai satelliti in orbita, quindi verrebbe da pensare che non possa essere bloccato con i sistemi che abbiamo visto finora, dato che l'Iran non controlla quei satelliti. Il fatto è che per collegarsi ai satelliti le antenne di Starlink devono sapere dove si trovano e per farlo usano altri satelliti. Quindi se disturbi le frequenze radio, i terminali di Starlink non riescono a percepire il satellite che sta passando sopra di loro. Oltre a questo, poi il regime sta controllando le aree residenziali, cercando le antenne di Starlink e chi viene trovato con questi dispositivi rischia davvero tantissimo. Il risultato è che le poche informazioni che arrivano dall'Iran in questi giorni sono fortemente controllate dal regime, mentre chi vive nel paese non ha solo difficoltà a informarsi, ma anche a comunicare. Pensiamo a quante comunicazioni passano, no? Anche solo per WhatsApp. Tutto questo ci ricorda che siamo abituati a pensare a Internet come a una sorta di cielo aperto, no? Qualcosa di invisibile, infinito, quasi come l'aria che respiriamo e però la realtà è diversa, come spesso accade con le libertà, anche questa esiste solo fino a prova contraria. E quando qualcuno decide di intervenire sui meccanismi che la tengono in piedi, ci accorgiamo improvvisamente di quanto sia fragile.

Detersivi avveniristici e scetticismo scientifico Spray lavatrice, Bressanini, miti pulizia
L'episodio esamina una notizia riguardante un nuovo spray antimacchia sviluppato in Cina, che prometterebbe di ridurre drasticamente il consumo di acqua ed energia per il bucato. Dario Bressanini, esperto di scienza delle pulizie, smonta l'entusiasmo iniziale, esprimendo scetticismo sulla reale efficacia e sulla metodologia dei test. La discussione si conclude con una riflessione sull'importanza di esercitare il dubbio di fronte a notizie "troppo belle per essere vere" e sul ruolo della scienza nel fornire informazioni pratiche per un consumo più consapevole e sostenibile.
La notizia dello spray antimacchia "green"
Viene presentata una notizia dall'ANSA su un innovativo spray antimacchia sviluppato in Cina, che promette di ridurre dell'80% il consumo di acqua ed energia nel bucato. L'entusiasmo iniziale per questa potenziale soluzione ecologica e risparmiosa viene subito messo in discussione, spingendo alla ricerca di un parere esperto.
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Mautino, non so se l'hai saputo, ma andiamo verso bucati green con sola acqua, grazie a uno spray antimacchia. Oh, meno male, guarda, ho appena rotto la lavastoviglie, proprio una disgrazia dietro l'altra in questo periodo. Va bene, mi dispiace, però bucato, quindi parliamo di lavatrice, non di lavastoviglie. Ah, no, la lavatrice funziona, per ora. Vediamo. Chissà. Chissà. Abbiamo letto questa notizia sul sito dell'ANSA, perché quando prepariamo le puntate facciamo una ricognizione anche di cose italiane per vedere se ci sono delle novità da raccontarvi e ci ha incuriosito abbastanza. Poi siamo andati a leggere l'articolo e diceva che è stato messo a punto questo sistema da dei ricercatori in Cina, Mmm. secondo cui questo nuovo spray potrebbe ridurre addirittura dell'80% il consumo di acqua e di energia di un tipico bucato fatto in lavatrice. E poi c'erano diversi altri dettagli non indifferenti sul fatto che funziona benissimo, si inquina di meno, quindi, insomma, eravamo proprio un po' entusiasti. E allora, visto che avevamo tutto questo entusiasmo, abbiamo dovuto cercare qualcuno che ce lo smontasse completamente, Mautino.

Il parere di Dario Bressanini e lo scetticismo scientifico
Dario Bressanini interviene per smontare l'entusiasmo, spiegando che lo studio riguarda l'applicazione di resine a tessuti e non uno spray casalingo. Esprime perplessità sulla chiarezza dei test e sulla definizione di "tipico lavaggio", sottolineando che tessuti sintetici simili esistono già e che i consumi dichiarati per un lavaggio standard sono insolitamente alti.
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Esatto. Abbiamo proprio detto "Adesso gli chiediamo di smontarci l'entusiasmo". E e quando quando devi smontare l'entusiasmo, chi chiami? Chiami Dario Bressanini. Esattamente. E allora sentiamo che cosa ci ha detto su questa notizia. Il lancio dell'Ansa sembra suggerire che possiamo spruzzare noi a casa questo spray e poi far a meno di usare detergenti per lavare i nostri capi. In realtà, quello che hanno fatto gli scienziati è quello di applicare delle resine a dei tessuti che si dimostrano, apparentemente, in grado poi di togliere molto più facilmente lo sporco residuo, anche se non è chiaro poi quanti test, su quale tipo di sporco abbiano fatto le prove, con dell'acqua. In realtà, non è una cosa tanto strana, ci sono già dei tessuti sintetici che resistono molto bene a certi tipi di sporco. Un'altra cosa che mi lascia abbastanza perplesso, è leggendo l'abstract, è che i ricercatori dicono che un tipico lavaggio consiste di un ciclo di lavaggio e quattro cicli di risciacquo. Io non so che lavatrici abbiano usato questi ricercatori, ma nella mia lavatrice il programma Eco fa un ciclo di lavaggio e un ciclo di risciacquo, consumando pochissima acqua. Insomma, sono abbastanza perplesso. Tanto rumore per nulla, Menietti, eh?

Riflessioni sui "falsi miti" e l'utilità della scienza
Si riflette sulla frequenza di notizie "troppo belle per essere vere" nel campo delle pulizie e del risparmio energetico, specialmente in un periodo di crescente attenzione ai costi e all'ambiente. Viene evidenziata l'importanza di un approccio critico e il ruolo di esperti come Dario Bressanini nel sfatare miti. La scienza, in questo contesto, offre strumenti per un uso più efficiente e consapevole dei prodotti e delle risorse, contribuendo al risparmio e alla sostenibilità ambientale.
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E, Mautino, a proposito di lavaggi, che lavata di capo questa di Bressanini, proprio ci ha smontato completamente. Sì, diciamo che l'avevamo un po' vista arrivare, anche perché notizie di di questo genere ne escono ma periodicamente, no? Ogni tanto salta fuori il sistema per lavare senza detersivo, oppure per lavare senza lavatrice, per ridurre l'energia. E in un periodo come questo, in cui, insomma, si parla molto di ridurre l'energia, perché l'energia costa, questa notizia, forse, ha anche una penetrazione un po' diversa, no? E viene viene viene colta da dagli occhi di chi legge con un interesse probabilmente maggiore, visto che che ci dicono da tutte le parti che dobbiamo ridurre l'uso di elettrodomestici, perché ci sono sempre meno fonti energetiche a disposizione e costano sempre di più. Esatto, e poi però c'è sempre quell'effetto troppo bello per essere vero e da lì che poi ti viene il dubbio e bisogna esercitarlo, poi, anche quel dubbio in questi casi. Ringraziamo Dario Bressanini che, ovviamente, era l'autorità in questo caso, visto che ha scritto un intero libro che si chiama "La scienza delle pulizie" per Gribaudo, parlando proprio di questi argomenti, lì un manuale dove trovate veramente tutto quello che serve per fare le pulizie in casa e anche sfatare diversi falsi miti. Sì, e anche, anche consumare meno, perché saper usare bene i detersivi, saper usare quelli giusti, permette, per esempio, di usarne meno e quindi di spendere meno, ma anche di fare lavaggi più efficienti. E quindi, insomma, alla fine la scienza anche in questo caso può aiutare anche a risparmiare, perché no? E a fare del bene all'ambiente.